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Imbangala
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Gli mwcaImbangala o mwcqMbangala erano gruppi divisi di guerrieri e predoni che lavoravano come mercenari nell'mwcgAngola del mwcwXVII secolo e che fondarono il mwdaRegno di Kasanjecite-ref-miller568-1-0[1]cite-ref-vansina-2-0[2]cite-ref-vanend-3-0[3].
Contents
• Origini
• Note
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Origini
Gli Imbangala erano un popolo, forse proveniente dall'mwhaAfrica centrale, che apparve in Angola all'inizio del XVII secolo, principalmente per depredare gli insediamenti dei locali agricoltori mwhqAmbunducite-ref-miller5666-4-0[4]. Le loro origini sono ancora dibattute. È opinione comune che non fossero gli stessi Jaga che attaccarono il mwiwRegno di Kongo durante il regno di mwjaÁlvaro Icite-ref-miller550-5-0[5].
Negli anni '60, Jan Vansina e David Birmingham ipotizzarono che le tradizioni orali del mwkgregno di Lunda suggerissero che entrambi i gruppi di predoni, Jaga e in seguito Imbangala, avessero avuto origine con il leader Kinguri arrivato in Angola nel XVI secolo dal mwlaKatangacite-ref-0-6-0[6]cite-ref-7[7]. Un'altra teoria vuole che gli Imbangala fossero una popolazione locale dell'Angola meridionale, originaria dell'mwnqaltopiano del Bié o delle regioni costiere a ovest degli altopianicite-ref-8[8].
La prima testimonianza sugli Imbangala venne scritta da un marinaio inglese di nome Andrew Battell, il quale visse con loro per 16 mesi intorno al 1601-1602cite-ref-9[9]; li colloca saldamente nelle regioni costiere e negli altopiani dell'attuale Angola, appena a sud del fiume mwqaKwanzacite-ref-miller564-10-0[10]. Il loro re Kalanda ka Imbe dissera Battell di discendere da un re chiamato "Elembe" e di aver avuto origine da un mwrgpaggio del loro esercito. La storia di Battell fu pubblicata parzialmente da mwrwSamuel Purchas nel 1614 e poi integralmente nel 1625.
Iniziazione e costumi
Gli Imbangala erano una società interamente mwsgmilitarizzata, basata su mwswriti di iniziazione, in contrasto con i riti di mwtaparentela consueti della maggior parte dei gruppi etnici africanicite-ref-11[11]. Per evitare che la relazione di parentela sostituisse il diritto guadagnato con l'iniziazione, tutti i bambini nati da genitori all'interno di un mwuqkilombo (villaggio fortificato) venivano uccisi e ricostituivano il loro numero catturando adolescenti e forzandoli a servire nel loro esercitocite-ref-miller5666-4-1[4]. Alle donne era dunque permesso lasciare il mwvgkilombo per avere i loro figli, ma quando tornavano, il bambino non era considerato un Imbangala fino a quando non subiva il rito d'iniziazione.
I bambini venivano addestrati quotidianamente al combattimento di gruppo e individuale. Durante l'addestramento, gli veniva fatto indossare un collare che non poteva essere rimosso finché non avessero ucciso un uomo in battaglia. Gli Imbangala si coprivano con un unguento chiamato mwwamaji a samba, che si credeva conferisse invulnerabilità fintanto che il soldato seguiva una rigida serie di mwwqyijila (regole di condotta), che richiedevano la pratica dell'mwwginfanticidio, il mwwwcannibalismo e un'assoluta assenza di mwxacodardiacite-ref-honor-12-0[12].
Armi e tattiche
I combattenti Imbangala erano conosciuti come mwywngunza (mwzagonzo al singolare) ed erano divisi in dodici squadroni, ciascuno guidato da un capitano chiamato mwzqmusungo e appartenente a un mwzgkilombo. Ogni mwzwkilombo aveva dodici cancelli per i dodici squadroni. L'esercito Imbangala si schierava in campo aperto, o comunque lontano dalle fortificazioni, in una formazione a tre punte simile alla famosa formazione zulu a "corno di toro". Gli Imbangala attaccavano con un'avanguardia (mwaamuta ita) al centro, un corno destro (mwaqmutanda), un corno sinistro (mwagmuya). A differenza degli mwawZulu, gli Imbangala combattevano con le stesse armi dei loro nemici, tra cui mwbaarchi, mwbqcoltelli e mwbgspade. La loro arma principale era la mwbwmazza da guerra o l'mwcaascia da guerracite-ref-honor-12-1[12].
Mercenari dei Portoghesi
Andrew Battell si recò nel paese degli Imbangala con i mercanti mwfqportoghesi per acquistare i loro prigionieri di guerra da vendere come mwfgschiavi. All'inizio del XVII secolo, gli Imbangala erano predoni il cui interesse principale sembrava essere il saccheggio, soprattutto per ottenere grandi quantità di mwfwvino di palma, che producevano con il metodo dispendioso di abbattere gli alberi e spillarne il contenuto fermentato.
La struttura sociale degli Imbangala, rendeva le loro bande ideali per la mwgqtratta degli schiavi, poiché i prigionieri non maschi erano ritenuti poco utili nella loro società e potevano essere facilmente venduti ai portoghesicite-ref-miller5666-4-2[4].
Le loro capacità militari e la loro spietatezza suscitarono l'interesse dei coloni portoghesi in Angola, che erano stati combattuti fino allo stremo nelle guerre contro il regno angolano di mwhwNdongo durante il primo periodo del dominio coloniale (1575-1599). Nonostante il disgusto per i costumi degli Imbangala, i governatori portoghesi di mwiaLuanda li assunsero occasionalmente per le loro campagne, a partire da Bento Banha Cardoso nel 1615, ma il loro impiego come mercenari si diffuse soprattutto dopo l'assalto di mwigLuis Mendez de Vasconcellos a Ndongo nel 1618cite-ref-miller568-1-1[1]cite-ref-13[13].
Mendes de Vasconcellos operò con tre bande di Imbangala, ma presto si accorse che non erano abbastanza disciplinati per prestare servizio a fianco dei soldati portoghesi. La banda di Kulashingocite-ref-miller568-1-2[1], in particolare, si liberò dal controllo dei coloni nel 1618 e iniziò una lunga campagna di saccheggio che li portò a stabilirsi nella regione di Baixa de Cassange, nell'attuale distretto di mwmgMalanje, in Angola, nella valle del mwmwKwangocite-ref-14[14]. Questo gruppo è diventato l'etnia angolana moderna che si identifica con il nome di Imbangala.
Un'altra banda, i Kaza, aderì all'opposizione ndongo ai portoghesi, prima di tradire la regina di Ndongo, mwoqNjinga Mbandi, nel 1629, vanificando così il tentativo di preservare l'indipendenza di Ndongo dalla sua base sulle isole del fiume mwogCuanza. Dopo l'effimero tentativo di Njinga Mbandi di unirsi a Kasanje nel 1629-30, la regina si recò a mwowMatamba e lì formò una propria banda Imbangala (o si unì a una già esistente) guidata da un uomo noto come Njinga Mona (figlio di Njinga). Anche se si dice che fosse lei stessa una Imbangala (si suppone che abbia seguito un rito di iniziazione che prevedeva il pestaggio di un bambino in un mortaio per cereali), Njinga Mbandi probabilmente non lo è mai stata davvero.
Destino ulteriore
Altre bande furono integrate all'esercito portoghese, servendo come ausiliaricite-ref-vansina-2-1[2], comandate da portoghesi e accantonate all'interno del territorio portoghese in Africa. Dopo il periodo di maggior impiego nel XVII secolo, gli Imbangala e altre bande furono licenziate o annientate, come capitò alla banda di Njinga Mbandi a mwqgMatamba. Un gruppo ribelle di Imbangala mise radici e fondò il mwqwregno di Kasanjecite-ref-vanend-3-1[3].
A sud del Cuanza, nelle loro terre originarie, gli Imbangala continuarono a operare secondo i loro usi per almeno un altro mezzo secolo, ma anche lì formarono gradualmente alleanze con entità politiche esistenti come i Bihe (mwsgViye), mwswHuambo (mwtaWambu) o Bailundu (mwtgMbailundu). In tutte queste aree, i loro costumi si moderarono nel corso del XVIII secolo: il cannibalismo era limitato ai soli rituali e, talvolta, a occasioni simboliche (ad esempio, nel XIX secolo, i gruppi Imbangala negli altopiani centrali praticavano ancora un rituale noto come "mangiare il vecchio uomo").
Note
cite-note-99. ↑ mw-q(mw-gmw-wEN) E. G. Ravenstein, mw-aThe Strange Adventures of Andrew Battell of Leigh in Angola and Adjoining Regions, Londra, 1901.
cite-note-honor-1212. ↑ mwaq4(mwaq8mwaraEN) J. R. Young e T. J. D. Obi, mwaremwariFighting for Honor: The History of African Martial Art Traditions in the Atlantic World, in mwarmThe Journal of American History, vol.mwarq 96, n.mwaru 1, 2009, pp.mwary 208-209.
cite-note-1313. ↑ mwaro(mwarsmwarwEN) Linda M. Heywood e John K. Thornton, mwar0mwar4In Search of the 1619 African Arrivals: Enslavement and Middle Passage, in mwar8The Virginia Magazine of History and Biography, vol.mwasa 127, n.mwase 3, 2019, p.mwasi 208. mwasmURL consultato il 15 agosto 2023.
Bibliografia
• citerefmiller(EN) Joseph C. Miller, The Imbangala and the Chronology of Early Central African History, in The Journal of African History, vol. 13, n. 4, 1972, pp. 549-574, ISSN 0021-8537. URL consultato il 18 agosto 2023.
• citerefvansina(EN) Jan Vansina, The Foundation of the Kingdom of Kasanje, in The Journal of African History, Vol. 4, n. 3, 1963, pp. 355-374. URL consultato il 15 agosto 2023.